Trasposizione cinematografica di Duccio Tessari dell’epico eroe bonelliano. Tex Willer deve fronteggiare una rivolta indiana capeggiata dall’oscuro Signore degli Abissi. Uno spaghetti western poco convincente che delude i fans del fumetto.
Titolo: Tex e il Signore degli Abissi Anno: 1985 Durata: 104 min. Regia: Duccio Tessari Soggetto: Gianluigi Bonelli Sceneggiatura: Gianluigi Bonelli, Gianfranco Clerici, Marcello Coscia Produzione: Paolo Bistolfi, Gioacchino Marano Distribuzione: Millenium Storm
Cast: Giuliano Gemma - Tex Willer William Berger - Kit Carson Carlo Mucari - Tiger Jack Flavio Bucci - Kanas Isabel Russinova - Tulac Peter Berling - El Morisco Aldo Sambrell - El Dorado
Nel settembre del 1985, per la regia di Duccio Tessari (Tony Arzenta, Zorro, Africa Express), esce sugli schermi la trasposizione cinematografica di un eroe di ultracinquantennale carriera nel fumetto western italiano. Trattasi di quel Tex e il Signore degli Abissi che ha creato non poche perplessità agli amanti dello spaghetti western e notevole imbarazzo alla casa editrice Bonelli. Concepito inizialmente come film pilota per una serie di telefilm di produzione RAI della quale non si è saputo più nulla, il risultato finale è un mediocre western girato con un taglio da TV movie che non appassiona né emoziona lo spettatore, ma piuttosto lascia inviperiti i fans del fumetto per la pochezza e superficialità con la quale è stato trattato il soggetto. Sceneggiato sulle storie contenute negli albi n. 101, 102 e 103 (El Morisco, La Sierra Encantada, Il Signore degli Abissi), scelte proprio perché basate su quel mix di horror e magia che tanto faceva presa sugli appassionati del fumetto (basta pensare ai nemici storici del ranger quali Mefisto e Yama, oppure alle storie ambientate a New Orleans, patria del woodoo), il film purtroppo risente di una regia troppo lenta e poco incisiva, una puntata di Distretto di Polizia risulta di gran lunga più entusiasmante, e di un cast che con i personaggi del fumetto c’entra come i cavoli a merenda. Eppure il film strizza continuamente l’occhio agli aficionades del fumetto, facendo parlare i protagonisti, specialmente Kit Carson/William Berger, con lo slang tipico delle strisce in bianco e nero inventate da Bonelli (“Satanasso”, “Bistecche alte tre dita seppellite da una montagna di patate fritte”), gli attori vestono esattamente come il fumetto impone, con Tex/Giuliano Gemma sia in versione Aquila della Notte capo dei Navajos, con tanto di striscia intorno alla fronte e giacca a frange, sia in versione cowboy con camicia gialla e pantaloni blu (così come lo abbiamo visto negli speciali albi a colori della serie). Ci sono i comprimari che tanto abbiamo amato come Tiger Jack/Carlo Mucari e il mago/alchimista/studioso delle forze occulte El Morisco/Peter Berling, le epiche scazzottate del ranger e ovviamente le sparatorie con winchester e colt che la fanno da padroni, ma la pochezza dei mezzi usati, la recitazione degli attori, certamente pur bravi in altre prove e la regia sonnolenta di Tessari che rimane su un livello da soap opera, contribuiscono ad affondare un film che era stato realizzato con ben altri intenti.
TRAMA Tex Willer (Giuliano Gemma), mentre si sta godendo un periodo di vacanza all’interno della riserva dei Navajos del quale è il capo conosciuto come Aquila della Notte, viene raggiunto dal coriaceo e brontolone Kit Carson/Capelli d’Argento (William Berger) che gli notifica la nuova missione che gli è stata affidata. Un carico di 300 fucili destinati ai militari è misteriosamente scomparso mentre era diretto a Forte Davis. Le tracce portano i due pard, ai quali si è unito anche l’indiano Tiger Jack (Carlo Mucari) a rintracciare i resti del carro, dal quale sono stati trafugati i fucili. Ma la cosa che più lascia costernati i tre amici è il ritrovamento del corpo della guida della spedizione, loro amico, completamente mummificato. Decidono quindi di tornare al presidio dal quale è partito il carro per fare quattro chiacchere con l’appaltatore delle spedizioni militari, tale mister Bedford (Frank Brana), e per mostrargli un misterioso feticcio di pietra ritrovato accanto ai resti del carro. La discussione tra Bedford e Tex degenera subito in una rissa, in quanto il ranger non ci pensa due volte ad accusare l’uomo d’affari di aver architettato il furto dei fucili. Dalle mani si passa alle pistole, ma è Bedford ad avere la peggio e Tex, convinto dai fatti di aver infilato la pista giusta, passa a interrogare il suo segretario ma quest’ultimo viene ucciso da Pablito, l’indiano yaqui a servizio del defunto Bedford, che grazie a una cerbottana e a un dardo avvelenato con una misteriosa sostanza mummificante, gli tappa la bocca. Dopo aver inseguito vanamente Pablito e rischiato di affondare nelle sabbie mobili, Tex e compagni si recano in Messico dall’amico El Morisco (Peter Berling), uno studioso delle scienze occulte, per mostrargli il misterioso feticcio. In tal modo scoprono che la pietra è di origine fossile e proviene da un vulcano presente nella Sierra Encantada, misterioso luogo dove, secondo una leggenda, vive una tribù di fanatici adoratori del dio azteco Xiuhtecutli che non aspetta altro di sterminare l’uomo bianco. L’indio Pablito, nel frattempo, tenta di assassinare Tex ma intercettato da Eusebio, il fido servitore di El Morisco, fugge ferito a morte e raggiunge El Dorado (Aldo Sambrell), un trafficante di armi vecchia conoscenza di Tex. Il losco individuo, infatti, è colui che ha trafugato i fucili per consegnarli, in cambio di oro, a Kanas (Flavio Bucci), il santone degli adoratori dXiuhtecutli. Il piano di Kanas prevede di unire tutte le tribù indiane sul confine messicano e, forte dei fucili forniti da El Dorado e dalla micidiale sostanza mummificante che l’incappucciato e deforme Signore degli Abissi (Riccardo Petrazzi) estrae dal vulcano affiorato nelle viscere della montagna dove risiede il tempio del dio azteco, scatenare una sanguinosa rivolta contro i bianchi. Seguendo le tracce di Pablito, Tex raggiunge il villaggio dove si nasconde El Dorado, che messo sull’avviso dall’indio, tende un’imboscata ai ranger. I nostri però sono ossi duri e dall’assedio che ne scaturisce la banda di banditi ne esce pesantemente decimata e senza più i fucili. El Dorado riesce comunque a fuggire ed a trovare riparo nel villaggio di Kanas, al quale però tace la perdita del carico di armi per avere comunque in cambio l’oro pattuito. Tex decide di separarsi dagli amici per recarsi presso le tribù yaquis e tentare di impedire la coalizione con Kanas, ignaro che nel frattempo Carson e Tiger Jack vengono rapiti dagli adepti della setta azteca e preparati per essere sacrificati al dio Xiuhtecutli. Fortunatamente Tex giunge in tempo a salvare i pard ed ingaggiare lo scontro finale con Kanas che, privato del proprio arsenale e senza l’apporto delle tribù Yaquis grazie all’opera di convincimento di Tex, vede svanire il proprio insano sogno. Messi fuori gioco il Signore degli Abissi, che in tutto il film recita sì e no due minuti, e Kanas, una provvidenziale eruzione vulcanica fa strage dei pochi indios fedeli al santone (quattro-gatti-di-indiani-quattro). Tutti i cattivi ricevono dunque la giusta punizione, compresa la sacerdotessa Tulac (Isabel Russinova) che, vista la mala parata, preferisce automufficarsi ed El Dorado che defunge grazie al morso di un serpente! Conclusa la missione, Tex e compagni si allontanano dalla Sierra Encantada diretti verso nuove avventure. The end.
Commento: Che dire? Molto discutibile la scelta di Gemma chiamato a impersonificare un personaggio cult del fumetto italiano. Senza dimenticare che il poliedrico attore ha spaziato tutti i generi cinematografici, dalla commedia al mafia movie, dal giallo alle fiction in tv, ritagliandosi un ruolo di icona degli spaghetti western (Una pistola per Ringo, Il ritorno di Ringo, Un dollaro bucato, Sella d’argento, Amico stammi lontano almeno un palmo, Arizona colt, tanto per citarni alcuni), nel ruolo di Tex appare tanto legnoso da sfiorare l’antipatia, monocorde e senza quella grinta da uomo-tutto-di-un-pezzo che è sempre stata un marchio di fabbrica del Tex bonelliano. Inoltre la scelta di far recitare Gemma con la sua voce originale (ormai aveva un certo potere contrattuale), è un altro elemento che ha decretato la poca credibilità del personaggio. Flavio Bucci, altro valente attore che ha legato indissolubilmente il proprio nome allo sceneggiato tv Ligabue, nel ruolo del santone risulta totalmente irritante, con una recitazione che sfiora l’isteria, completamente fuori parte. Solamente il Carson brontolone di Berger raccoglie qualche timido consenso, per non parlare di Tiger Jack/Carlo Mucari e Tulac/Isabel Russinova che non c’entrano un granché con l’intera economia del film. Effetti speciali dozzinali (macigni pesantissimi, almeno nell’idea del regista, che rimbalzano sul terreno come palle da tennis) e un commento sonoro che non ha nulla a che vedere con un western ma piuttosto sembra più indicato per un film di avventura sul genere I viaggi di Simbad, contribuiscono alla frittata finale. Tex e il Signore degli Abissi risulta essere il penultimo film di Tessari, che nel 1990 terminerà la carriera di regista con C’era un castello con quaranta cani. Il tentativo di riportare in auge lo spaghetti western purtroppo risulta un fallimento, ben lontano dai successi americani di Silverado e Il cavaliere pallido e neppure i successivi Botte di Natale con la coppia Bud Spencer e Terence Hill e Django 2: il grande ritorno, con l’inossidabile Franco Nero, riscuoteranno successo. La casa editrice Bonelli ritenterà nel 1993 la trasposizione cinematografica di un altro eroe dei fumetti, trattasi del Dylan Dog/Rupert Everet di Dellamorte Dellamore per la regia di Michele Soavi. Anche in questo caso il film, sebbene molto migliore del precedente Tex, vivrà di un successo di nicchia solamente per gli estimatori del fumetto.
Curiosità: In Tex e il Signore degli Abissi lo stregone indiano che si vede all’inizio del film e che funge da voce narrante è Gianluigi Bonelli, fondatore della casa editrice e creatore di Tex.
“Il problema era che non si poteva trattare in Italia Tex Willer in maniera libera. Troppi erano i paletti imposti dai fans del fumetto. Così ci sembrò che fosse impossibile dar vita cinematografica a Tex. Ci furono anche dei problemi tra gli autori. Bonelli, che si era prestato anche a fare un ruolo, secondo Lorella De Luca, moglie di Tessari, ebbe grosse divergenze sulla regia, il disegnatore Galeppini, poi, si era rifiutato perfino di disegnare il manifesto del film. Del resto, la lavorazione non era stata delle più facili. Erano passati anni prima di chiudere il cast e di capire il tipo di operazione da fare, soprattutto a genere ormai finito. Si era anche lavorato a lungo, in Rai, alla costruzione di un Tex seriale sotto la supervisione di un intellettuale come Alberto Abruzzese, che aveva prodotto una serie di sceneggiature che non verranno mai utilizzate nel film. […] Gemma ha spiegato il non successo del film, in questo modo: «Il problema era che avevamo una cifra irrisoria, i conti erano stati fatti male, ed è venuto un film un po’ povero. Peccato perché sarebbe stata una grande occasione.»" *
Prima di girare il film, la Bonelli lanciò un sondaggio, sulle pagine di Tex, per chi era l'attore più adatto ad interpretare la parte di Tex. Vinse Robert Redford, mentre Giuliano Gemma fu il primo degli italiani. In realtà, Bonelli si era ispirato a James Coburn per l’aspetto di Tex.
Duccio Tessari aveva originariamente pensato per la parte di Tiger Jack, interpretato poi da Carlo Murari, al cantante Drupi
Roberto Beccalli
* Giusti Marco, Dizionario del Western all’Italiana, Oscar Mondadori, Milano 2007, p. 531, 532