Per le strade di New York si aggira da qualche tempo un serial-killer che, dopo aver evirato le sue vittime, lascia come segno di riconoscimento una bomba a mano giocattolo tra le loro gambe. Il sergente Flanagan (David Hess) – scherzosamente soprannominato “Il Maratoneta” per la sua abitudine di spostarsi sempre a piedi – si occupa personalmente del caso, ma non riesce a trovare alcun indizio che possa condurlo al colpevole. Con l’identità della prostituta Cherie, la fotomodella Starlet Dubois (Florence Guerin) cerca tra i suoi clienti, strambi e perversi, l’uomo che ha ucciso suo fratello Roy, ex marine; nessuno è a conoscenza della doppia vita della ragazza, nemmeno Mike (Joseph Misiti), giovane artista d’avanguardia che divide con lei l’appartamento. Una notte bussa alla porta un giapponese che propone a Cherie un gioco erotico che lei però rifuta; l’uomo insiste ed interviene Mike, che lo insegue armato di coltello. Poco dopo l’orientale viene trovato sgozzato e con una bomba giocattolo tra le gambe; Mike, presente sul luogo del delitto, viene arrestato ma giura di essere innocente. Anche Flanagan gli crede, poiché il suo coltello non presenta tracce di sangue. Tornato da Starlet/Cherie, il ragazzo rammenta che al momento dell’uccisione l’assassino fischiettava un motivetto, che tuttavia non riesce a ricordare perfettamente. Proseguendo le indagini, Flanagan scopre che Starlet aveva un fratello, Roy Dubois, ex marine trovato ucciso circa un anno prima; interrogando Johnson, un barista compagno di Roy, viene a sapere che quest’ultimo, giocando alla “patata bollente” con una bomba a mano vera, aveva accidentalmente provocato la castrazione di un commilitone. Più tardi, rimasto solo nel bar, Johnson viene assassinato. Nel frattempo, Starlet ritrova Ted Harris (Brian Peterson), un giovane ricco che aveva conosciuto qualche sera prima ad un party dove era stata ingaggiata come entraîneuse. I due cominciano a frequentarsi, lui si innamora e le chiede di sposarla, ma lei è indecisa. Intanto Mike, dopo avere ascoltato moltissime audiocassette, riesce a individuare il motivo fischiettato dall’assassino e avvisa Flanagan, che a sua volta ha scoperto la doppia vita di Starlet/Cherie. Anche Ted ne viene a conoscenza. Una sera, durante un gioco erotico, la prostituta scopre che il suo cliente abituale Dudley Ross è castrato: è convinta si tratti dell’assassino del fratello, ma l’uomo viene ucciso per strada dal solito omicida fischiettante. A questo punto la ragazza è costretta a confessare a Flanagan il segreto della doppia identità: si prostituisce per trovare l’evirato che ha ucciso Roy. Il sergente tuttavia le rivela che il personaggio in questione – un certo Bob Coleman – si era in realtà suicidato poco tempo dopo l’omicidio di Roy; l’innocente Dudley Ross era stato evirato chirurgicamente a causa di una malattia, mentre tutte le altre vittime lo erano state per mano dell’assassino. Frattanto anche Mike, pericoloso testimone, viene accoltellato nel suo appartamento; la vita di Starlet è quindi in pericolo, ma Flanagan – travestitosi da donna ed indossata la parrucca della ragazza per sostituirsi a lei - tende una trappola all’assassino e riesce a smascherarlo e a ucciderlo: si tratta di Ted, amante di Bob Coleman e deciso a vendicarne menomazione e suicidio sfogando il proprio odio sul genere maschile e su Starlet, sorella dell’uomo responsabile della tragedia.
Commento
Importante nome del cinema popolare italiano, Alfonso Brescia a.k.a Al Bradley si cimenta nuovamente nel giallo, a vent’anni di distanza dal discreto Ragazza Tutta Nuda Assassinata Nel Parco (1972). “Omicidio A Luci Blu” è un tipico sexy thriller anni Novanta, che nel titolo richiama esplicitamente due film usciti nel 1984, dai quali riprende l’atmosfera soft-core e la doppia personalità della protagonista, modella per uno studio fotografico e prostituta part-time: si tratta di Omicidio a Luci Rosse di Brian De Palma e China Blue di Ken Russell. In particolare, da quest’ultimo viene copiata pari pari l’intera sequenza in cui la protagonista (là Kathleen Turner, qui la Guerin) corre in un vicolo e giunge nel suo appartamento – illuminato dalle luci intermittenti della strada – dove viene “aggredita” da uno dei suoi strani clienti.
Da un film di genere del 1991 non ci si può certo aspettare un prodotto di alta qualità, visto che il giallo-thriller nostrano – che ebbe il suo exploit principalmente negli anni Settanta, sotto l’influsso delle pellicole di Argento e dei suoi epigoni – è già entrato in crisi da un pezzo: qui la tensione è infatti a livelli minimi, le scene di omicidio non rivelano particolare inventiva o efferatezza (a parte quella della morte del barman, abbastanza gore), la figura del killer è marginale e priva della classica iconografia (non indossa neppure i tradizionali guanti, incurante di lasciare impronte), la sceneggiatura debole ed approssimativa. Ciò che rende comunque il film guardabile sono i numerosi riferimenti a pellicole thrilling degli anni addietro: oltre alle opere di De Palma e Russell richiamate nel titolo, troviamo l’assassino in preda alla follia che fischia un motivetto (M – Il Mostro di Düsseldorf di Fritz Lang, 1931, già riproposto dallo stesso Brescia nel western Killer calibro 32 del 1967), peraltro cruciale – una volta messo correttamente a fuoco – per la soluzione del caso (L’Uccello Dalle Piume di Cristallo di Dario Argento, 1970); il segno di riconoscimento lasciato sul cadavere delle vittime (Sette Orchidee Macchiate di Rosso di Umberto Lenzi, 1972) e le motivazioni dei delitti (l’assassino è un gay, come in Giornata Nera Per L’Ariete di Luigi Bazzoni e La Controfigura di Romolo Guerrieri, entrambi del 1971). L’elemento più interessante – oltre alle suggestive luci a neon della scenografia, che illuminano ad intermittenza le sequenze notturne – è sicuramente il tema della vendetta multipla: Starlet/Cherie, cercando Bob Coleman, l’assassino del fratello che a causa di quest’ultimo era rimasto evirato, è a sua volta nel mirino di Ted, amante di Bob. Altra scelta originale è che, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei gialli italiani dove la vittima designata è sempre la donna, in “Omicidio A Luci Blu” sono esclusivamente i maschi a perire, poiché il serial-killer sfoga il proprio odio contro uomini sessualmente sani, privandoli in tal modo degli attributi virili e condannandoli alla stessa sorte capitata al suo amante. Non mancano, infine, toni da commedia erotica, specie nella scena del cliente che si eccita nel vedere la prostituta mentre spolvera i mobili vestita da colf.
Tra gli interpreti spicca il bravo attore-musicista David Hess che, smessi una volta tanto i panni del maniaco stupratore che lo hanno reso celebre (memorabili le sue allucinate performances in “L’ultima casa a sinistra, “Autostop rosso sangue” e “La casa sperduta nel parco”) indossa quelli del valente poliziotto hard-boiled Flanagan, il cui nome e i metodi spicci hanno evidenti assonanze con il Callaghan di Clint Eastwood; e, naturalmente, il suo appellativo “Il Maratoneta” omaggia il noto film di John Schlesinger. Da segnalare inoltre la presenza nel cast della showgirl Wendy Whindham, che appare brevemente nel ruolo di una prostituta interrogata da Hess, e di Rick Battaglia, vecchia gloria del cinema italiano che qui interpreta Bill, il ruffiano datore di lavoro della Guerin.
Scene culto - Alcune assurde e inappropriate battute che Flanagan rivolge ai suoi sottoposti in ufficio: “E togliti il cappello! Dove credi di essere, in una stalla?!”. Più tardi: “Se non risolvo presto questo caso mi verrà un’ulcera!”. Oppure, quando Starlet, stanca di essere continuamente interrogata, lo manda all’inferno, la prevedibile e super riciclata risposta del sergente è: “Non posso, ci sono già!”.