Milano, notte. Un medico sta effettuando un aborto su una ragazza, Evelyn, ma la poveretta muore per collasso cardiaco. Preoccupato, l’uomo telefona a un amico e insieme trasportano il cadavere nella vasca da bagno della defunta, lasciando il rubinetto aperto per simulare una morte naturale. Tornato finalmente a casa, il medico non fa in tempo a varcare l’ingresso che viene aggredito e ucciso a coltellate da un misterioso assassino in tuta e casco da motociclista, mentre un rapidissimo flashback ci mostra l’immagine di Evelyn morta nella vasca. Il giorno dopo, lungo i bordi di una piscina coperta, le grazie di Lucia (Femi Benussi), aspirante fotomodella che cammina ancheggiando fasciata da un succinto bikini, attirano gli sguardi e i commenti del pubblico maschile, soprattutto dell’intraprendente fotografo Carlo (Nino Castelnuovo), che la segue fino al bar e, col pretesto di volerle scattare qualche foto, finisce per portarla in una sauna, dove i due consumeranno un amplesso. Intrigato dalla nuova conquista, la condurrà infine all’Albatros, lo studio per cui lavora, proponendola come fotomodella per il servizio del giorno successivo, per il quale è già stata ingaggiata un’altra ragazza, Patrizia (Solvi Stubing). La presenza della nuova arrivata non è gradita a Magda (Edwige Fenech), una collega fotografa, che la considera una “marchetta” di Carlo; attira invece l’attenzione della proprietaria bisex Gisella (Amanda) e di suo marito Maurizio (Franco Diogene), il quale, peraltro, sta corteggiando invano anche Patrizia. La sera stessa Magda, rimasta sola con Carlo, ne diviene la nuova amante; nel frattempo Mario (Claudio Pellegrini), un altro fotografo dello studio, riceve in casa la visita del misterioso individuo vestito da motociclista, che gli aveva chiesto di procurargli una foto di gruppo dell’intero personale dell’Albatros. Ottenuta la foto, Mario viene ucciso a coltellate e il suo cadavere rinvenuto l’indomani da Patrizia, giunta sul posto per degli scatti. La polizia fa visita a Gisella, ma non scopre alcunché, a parte l’omosessualità di Mario; e quella stessa notte, Lucia ha un incontro saffico con la sua nuova datrice di lavoro, che proprio in quest’occasione rivela il suo carattere di dominatrix gelosa e perversa. Dopo l’amplesso, l’aspirante fotomodella rimane sola e anche lei cade vittima del misterioso killer. Nel frattempo Maurizio incontra Doris (Erna Schurer), un’affascinante donna che lavora per Gisella, e col pretesto di un passaggio in auto la porta a casa sua, dove tenta di convincerla ad avere un rapporto sessuale con lui. Dopo molte resistenze, la donna gli si concede, ma Maurizio fallisce e rivela così di essere impotente. Allontanatasi Doris in taxi, piagnucolando, si consola con una bambola gonfiabile (“Eh, solo con te ci riesco…”); tuttavia la sua attenzione viene presto attirata dal rumore del rubinetto del lavello, inspiegabilmente aperto. Si accorge quindi di non essere solo in casa e, armatosi di un coltello da cucina, tenta di scoprire l’intruso; ma quest’ultimo – il solito motociclista-assassino - lo sorprende alle spalle e lo uccide. Sconvolta per la morte del marito, Gisella riceve una telefonata anonima da un uomo che afferma di sapere particolari compromettenti nei suoi riguardi e le intima di portargli dieci milioni in contanti. Magda ascolta di nascosto la conversazione e avverte Carlo, che si reca sul luogo dell’appuntamento per cercare di scoprire e fotografare il misterioso ricattatore; ma là è presente anche il serial killer che, accoltellata a morte la donna, fugge in automobile ed investe Carlo, che però è riuscito a scattare una foto e a nascondere il rullino in un cestino dei rifiuti. Soccorso dalla polizia, l’uomo viene ricoverato in ospedale e se la cava con un paio di punti; telefona quindi a Magda, chiedendole di recuperare il rullino e di andare all’Albatros a svilupparlo, ma l’assassino la segue fin lì: la tramortisce, s’impossessa della pellicola e la brucia. Carlo, in contatto telefonico con la ragazza, sente le sue grida e fugge dall’ospedale per raggiungerla. Giunto allo studio, nota che Magda è scomparsa, ma trova una foto in corso di stampa nella quale si distingue il volto di Stefano, marito di Doris; si reca perciò alla loro abitazione, ma è troppo tardi, perché il maniaco ha già provveduto a trucidare barbaramente la coppia. Con sua grande sorpresa, in quella casa ritrova Magda, che giace senza sensi tenendo tra le mani il coltello dell’assassino: questi, dopo averla riempita di alcool fino a farla svenire, aveva fatto in modo che i sospetti cadessero su di lei. Poco prima l’arrivo della polizia, Carlo cancella le impronte digitali dal coltello e porta fuori la ragazza, spiegandole di avere scoperto – in base alla foto da lui scattata - che il misterioso ricattatore di Gisella era Stefano, ma l’assassino un’altra persona, poiché la vittima era stata colpita alle spalle, mentre Stefano le stava di fronte e ad alcuni metri lontano da lei. Il fotografo ha ormai capito tutto e, ricollegando il fatto che ad ogni omicidio i rubinetti dell’acqua erano stati trovati aperti, raggiunge una casa, all’interno della quale scorge una foto raffigurante due ragazze; ma non fa tempo ad esaminarla più da vicino che viene assalito dal motociclista. Dopo un inseguimento e una violenta colluttazione, l’assassino cade da una rampa di scale e Carlo finalmente ne svela l’identità: si tratta di Patrizia. Prima di morire, la donna gli confessa di essere la sorella di Evelyn e che lui doveva diventare la sua ultima vittima, poiché era stato lui ad aiutare il dottore responsabile della morte della ragazza, a lei legata da un rapporto incestuoso. Questo tragico evento aveva sconvolto e reso folle Patrizia, portandola ad uccidere tutti quelli che lavoravano all’Albatros, con lo scopo di vendicare l’amata sorella. Risolto il caso, Carlo e Magda tornano a casa e si abbandonano all’ennesimo rapporto sessuale (vedi scena culto)…
Commento
La trama di “Nude Per L’Assassino” ha alle sue spalle, come del resto molti altri gialli dell’epoca, un illustre punto di riferimento ne “La Sposa In Nero” (1968) di François Truffaut, da cui riprende il tema del serial killer che elimina tutti coloro che sono stati responsabili, direttamente o indirettamente, della morte di una persona a lui cara. Lo svolgimento della vicenda segue invece il meccanismo tipico del thriller argentiano: un assassino nerovestito e senza volto che respira affannosamente, spunta fuori all’improvviso, uccide brutalmente a ripetizione (sempre con armi bianche) ed è affetto da un trauma (in questo caso la morte della sorella) che l’ha condotto alla follia e probabilmente alla schizofrenia – almeno a giudicare dallo svenimento di Patrizia/Solvi Stubing alla vista del cadavere della vittima da lei stessa uccisa la notte prima (sempre non si tratti di un’incongruenza nella sceneggiatura di Massimo Felisatti) - ; la polizia brancola nel buio e un individuo che si improvvisa detective risolve il caso da sé. Presente pure il particolare rivelatore dell’identità del colpevole: prima l’orecchino indossato dal killer e strappatogli da una delle sue vittime, e poi soprattutto la foto (inquadrata solo un brevissimo istante, per non spezzare la suspance) che lo ritrae insieme alla sorella. Anche l’ambientazione della storia nel mondo della moda, sentina di vizi e perversioni varie, si ritrova in film precedenti, come l’antesignano “Sei Donne Per L’Assassino” (1964) di Mario Bava e “Sette Scialli Di Seta Gialla” (1972) di Sergio Pastore. La pellicola di Andrea Bianchi è inoltre tra le più rappresentative di uno dei numerosi sottofiloni del giallo all’italiana, il cosiddetto “lesbo-thriller”. Se l’omosessualità femminile – esplicita o in forma velata – è quasi sempre presente nei film di genere per rendere il tutto più “piccante” (qui si veda l’incontro tra la Benussi e Amanda), in “Nude Per L’Assassino” però non è un elemento puramente accessorio e, dunque, trascurabile, ma diventa la chiave di volta fondamentale per lo scioglimento dell’intera vicenda: infatti l’autrice dei delitti è una donna che vuole vendicare la sorella, alla quale era legata da un rapporto incestuoso e lesbico, e non poteva sopportare che l’avesse “tradita”con un uomo e ne fosse rimasta incinta. Il regista, tuttavia, non si limita a seguire le orme del thriller argentiano e a copiarne pedissequamente gli stilemi, ma anzi, in un certo senso ne anticipa le mosse future: si pensi a “Trauma” (1993), in cui c’è una madre diventata assassina per un parto finito in tragedia, e alla quale il rumore dell’acqua corrente scatena crisi di follia omicida, proprio come accade in “Nude Per L’Assassino”. Bianchi, in più, reinventa con originalità il look del maniaco, che in luogo dei soliti impermeabile e cappello neri, indossa qui un completo da motociclista, che sarà poi ripreso nel 1981 da Kenneth Hughes nel suo “Il Killer Della Notte”. Anche il fortunato “Sotto Il Vestito Niente” (1985) di Carlo Vanzina possiede non poche analogie con questo film: ambientazione (un atelier di alta moda a Milano), personaggi simili (due gemelli tra loro molto legati) e omosessualità femminile come spiegazione della vicenda. Coerentemente con il titolo, nel giallo di Bianchi sono presenti diversi nudi integrali femminili (soprattutto della Benussi) e incontri sessuali particolarmente audaci (Castelnuovo-Benussi, Castelnuovo-Fenech, Benussi-Amanda), cui fanno da contrappeso momenti comici e divertenti, come quando Carlo tacchina Lucia in piscina o il simpatico “grassone” Maurizio fa cilecca con Doris. Nel ruolo del fotografo gay Mario c’è un altro volto noto del giallo italiano: Claudio Pellegrini, che in “La morte accarezza a mezzanotte” di Luciano Ercoli (1972) interpreta il killer dal pugno chiodato che perseguita la protagonista Susan Scott.
Scena culto: Mentre è a letto con Carlo, riferendosi al fatto che Evelyn aveva avuto una gravidanza indesiderata, Magda assicura al partner di stare tranquillo poiché lei prende la pillola; ma l’uomo non è abbastanza soddisfatto: “Meglio non correre rischi!”, dice. Quindi la fa girare di schiena e le va sopra, mentre l’arrivo dei titoli di coda sul fermo immagine ci fa supporre che Magda stia per cedere controvoglia a una sodomia…
Testimonianze di Nino Castelnuovo[2]
«Ho accettato questo film non perché avessi bisogno di soldi in quel periodo, ma perché mi affascinava l’idea di fare un giallo classico. Avevo fatto contemporaneamente per la TV degli episodi di una serie gialla che si chiamava “Chi?”, in cui la gente doveva indovinare il movente, l’assassino…
«Io mi sono trovato improvvisamente in mezzo a delle ragazze, delle attrici bellissime e soprattutto molto sexy…Tutte “Sex Bomb”! Se non sbaglio, però, io ho pochi ricordi della lavorazione di questo film, probabilmente anche dovuto agli anni che passano… Ho in mente chiaramente, invece, che il primo colpo di manovella del film che ho fatto io fu un momento in cui Edwige Fenech e io stavamo a letto e lei era a seni nudi; io sono arrivato dal camerino dove mi avevano truccato e mi sono visto Edwige – stupenda, bellissima, di una simpatia folle e irresistibile - a seni nudi e quindi ho cominciato un po’ a sbarrellare, perché non ero abituato a vedermi davanti, nude, donne che non conoscevo! Mi ricordo anche un’altra scena, sempre con Edwige: ci stiamo baciando e poi Edwige ad un certo punto si abbassa, la macchina da presa sta in primo piano su di me e fa capire dalla mia espressione che cosa sta facendo Edwige… Bianchi per questa scena avrà fatto quindici ciak, e alla fine potrete sospettare da soli che cosa può essere successo: che si è aperto tutto ed è uscito Monsieur! Io non avevo parole per scusarmi con l’attrice, che si era trovata in faccia questa… cosa!
«Rivedendolo oggi lo trovo un film di qualità, raccontato in un modo meraviglioso, e oggi come oggi, secondo me potrebbe essere un capostipite fatto da un grande maestro del cinema italiano… E’ un film bellissimo, come tanti altri che ho fatto un po’ snobbandoli e che invece, rivedendoli oggi, sono film di qualità enorme, anzi alcuni possono essere anche film di culto, e forse lo è anche questo, nella sua furbizia, nella sua scaltrezza. I film commerciali di oggi che vengono fatti in Italia, secondo me sono meno belli di questi che stiamo citando.
«Di Franco Diogene ho un ricordo tenerissimo. Era un gran chiacchierone, molto dotato come attore caratterista, sapeva giocare bene con il suo fisico, la sua faccia, la sua voce… erano perfetti. Aveva creato un matrimonio, un sodalizio perfetto tra tutte queste parti del suo corpo. Poi me lo ricordo perché è impossibile dimenticarlo: quando era sul set nelle scene che dovevo girare io era fastidioso come una zanzara, punzecchiava continuamente, raccontava cose che facevano ridere solo lui, ma che erano molto buffe. Io non ridevo perché ero esasperato: cominciava al mattino alle otto e finiva gli scherzi quando si finiva di girare. Però so che non c’è più… Questo mestiere bellissimo è anche brutto per una cosa, che spesso si rivedono lavori fatti venti, trent’anni prima con tanti compagni e registi che per più di tre quarti non ci sono più; e allora cominciano i ricordi, le nostalgie…
«Non mi ricordo di un’arrabbiatura di Andrea Bianchi. Era molto semplice il suo modo di girare: decideva dove mettere la camera, che tipi di inquadratura fare, ne parlava con gli attori, faceva un paio di prove, poi girava. Non mi ha mai messo a disagio e mi sono sempre trovato molto bene».