Leggere le interviste fatte a chi ha dato vita al cinema italiano permette di conoscere particolari molto interessanti sulla vita dei film e di apprendere risvolti personali, magari recentissimi, ma ignoti ai più, di quei protagonisti.
È quindi il caso di soffermarci su alcuni punti fra i più curiosi di quelli letti sul numero 9 di Cine70 e dintorni.
Che Agostina Belli debuttasse in Banditi a Milano, nello scomodo ruolo dell’ostaggio, è noto: meno celebri le vicende dell’arrivo di Agostina su quel set. E non si deve pensare che la vita di una diva sia sempre stata, sul set, rosa e fiori. Così la Belli racconta le parolacce ricevute dalla Wertmuller sul set di Mimì metallurgico (con tanto di megafono e di centinaia di spettatori), della sua difficoltà ad interagire con Risi e Gassman lavorando a Profumo di donna, il film che l’avrebbe lanciata a livello internazionale. E neppure con Proietti e Pozzetto riusciva a legare. Con Dorelli, poi, un disastro. Meglio con Cochi, Mastroianni, Banfi...
Di Angelo Iacono organizzatore si sa, ma qui scopriamo che recita nel curiosissimo Le meraviglie di Aladino, con protagonista O’ Connor, quello del mulo parlante! E ricorda di aver collaborato con Blasetti, cogliendo l’occasione par dire alla moglie Cinzia Lodetti, momentaneamente presente all’intervista, che il regista “veniva dai tuoi amici mussoliniani” (poi sveliamo l’arcano). Sullo stesso tema l’incontro con la Calamai, a fatica trovata per proporle il ruolo in Profondo rosso: l'anziana attrice nel film riceve Hemmings proprio in casa sua, ricca di foto con gerarchi, con lei da piccola, con il marito...
La Lodetti (iscritta ad AN e prima dei non eletti nel comune di residenza!), che Iacono ha sposato, racconta di avere iniziato con l’avanspettacolo, da 17enne, con la conseguenza che andava in scena per prima, recitava una poesia e poi veniva praticamente sequestrata perché non poteva assistere, per via dell’età, agli altri numeri della compagnia... Anche qui molte altre curiosità: citiamo la sincera amicizia con Ajita Wilson e il mancato ruolo della protagonista femminile in Attila Flagello di Dio, andato poi alla Rusic.
Lunga intervista pure con Nick Nostro, noto nel mondo del cinema come “il professore”: in effetti era laureato in lettere e filosofia ed aveva insegnato alle scuole. Nostro racconta di Giorgio Simonelli (che, non avendo titoli, era genericamente chiamato “il commendatore”, come capitava ai cantanti lirici negli Anni Trenta...), dà un colpetto a Pietro Torrisi, parla con simpatìa di Sal Borgese. Inoltre, Paolo Albiero (l'autore dell'intervista) risolve un dubbio riguarda la genesi dei Cine-Fumettoni italiani; Superargo contro Diabolicus di Nick Nostro precede di nove mesi L’invincibile Superman di Paolo Bianchini, lo proverebbero i visti censura, quindi non si tratta di un sequel ma del prototipo.
Aneddoti a iosa anche dall’intervista con Roby Ceccacci, fondatore di un’agenzia dalla quale spiccano il volo la Fenech, Franco Nero, la Giorgi, la De Rossi, la Brochard, la Coluzzi (che prima faceva la madonnara...)... Basterà dire che all’inizio della carriera Franco Nero interpretava vari fotoromanzi. In uno si vede Nero che interpreta un cupo pittore, mentre lo stesso Ceccacci ha il ruolo di un medico...
Non solo interviste, però, in Cine70. Da sottolineare il servizio di Franco Grattarola dedicato a Raimondo del Balzo (il cui chilometrico cognome continua con “di Presenzano”) che sbancò con L’ultima neve di primavera, senza poi riuscire a ripetere il colpo. Grattarola ricostruisce la carriera di Del Balzo sui ricordi di Luigi Cozzi e di Dario Argento, colleghi registi che lo hanno frequentato, e si impegna nello sfatare la leggenda che negli ultimi anni della sua vita si fosse lasciato andare all'alcool. Del Balzo muore giovane, ucciso da un tumore, una malattia incurabile come quella che aveva colpito molti dei bambini protagonisti delle sue pellicole lacrimevoli.
Divertente, e documentato, il pezzo “I procuratori e la pretora”, che ricorda i sequestri di alcuni film interpretati da Edwige Fenech (La bella Antonia prima monica e poi dimonia, Il vizio di famiglia e La moglie vergine) attuati dall’allora celeberrimo e temutissimo procuratore generale presso la Corte d’Appello della Calabria, Donato Massimo Bartolomei.
Tomas Milian (con la collaborazione di Buono Legnani)