Al Campo Z, improbabile presidio militare dove sono radunati i soldati più inetti, giunge a portare scompiglio l’affascinante Fenech, portabandiera della parità tra i sessi e del libero amore…
Titolo: La soldatessa alla visita militare Anno: 1977 Durata: 90 min. Regia: Nando Cicero Soggetto: Nando Cicero Sceneggiatura: Nando Cicero, Franco Milizia, Annie Albert Produzione: Dania Film Distribuzione: Medusa
Cast Edwige Fenech Alvaro Vitali Renzo Montagnani Michele Gammino Lucio Montanaro Leo Gullotta Nino Terzo Enrico Beruschi Mario Carotenuto Renzo Ozzano Tiberio Murgia Fiorenzo Fiorentini
TRAMA La soldatessa alla visita militare è il secondo film della trilogia con protagonista Edwige Fenech, realizzata da Nando Cicero tra il 1976 e il 1978 (La dottoressa del distretto militare, La soldatessa alla visita militare, La soldatessa alle grandi manovre). Qualificato come uno dei maggiori autori trash della commedia italiana (altri suoi lavori sono L’insegnante, 1975; W la foca, 1982 e Paulo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento, 1983), Nando Cicero imbastisce, con la pretesa di un film dal contenuto politico-sociale, erano gli anni del femminismo e delle rivendicazioni sociali delle donne, un concentrato di comicità greve, irriverente, in un tripudio di volgarità, flatulenze, rutti e siparietti della Fenech che fa la sua parte esibendo culo e tette. Un film per stomaci forti, veri amanti del pecoreccio, con un cast all star a partire da un Alvaro Vitali in uno stato di grazia nella parte di un masturbatore incallito e recidivo dal nome che è tutto un programma, Alvaro Quattromani, che così si presenta al pubblico: “Quattromani Alvaro!”; “Presente”; “Ah, masturbatore incallito e recidivo”; “Modestamente”; “Sorpreso a compiere l’atto mentre era di guardia all’Altare della Patria”; “Quattro ore in piedi, senza fare niente, mi venne di mettere la mano nella tasca”. Altri personaggi effervescenti sono Michele Gammino nella parte del sardo Gavino Piras, un militare ossessionato dalle piattole e dalla sporcizia, talmente sporco che l’unico bagno risale al tempo del battesimo, ma che una volta ripulito e sbarbato sarà l’unico a conquistare le grazie della Fenech. A fare da spalla a Vitali troviamo Lucio Montanaro, futuro interprete delle sceneggiate napoletane al fianco di Nino D’Angelo, e Renzo Montagnani nel ruolo del colonnello Fiaschetta, il comandante in capo del famigerato Campo Z, luogo deputato a raccogliere la feccia delle forze armate, che dirige indossando improbabili divise americaneggianti in stile coloniale, ossessionato da visioni erotiche causate dalla pozione agli ormoni aggiunta al rancio per trasformare in ardimentosi i militi lavativi. E ancora, Mario Carotenuto, Leo Gullotta, Enrico Beruschi, nella parte di uno stralunato cappellano, Nino Terzo, una presenza fissa del genere pecoreccio, il famoso asmatico con i baffi, Renzo Ozzano e Fiorenzo Fiorentini. Il film non ha una trama vera e propria, si tratta piuttosto di un insieme di gag legate tra loro dagli avvenimenti che si susseguono al Campo Z. Un film barzelletta dove non conta la storia ma la battuta fulminante, meglio se irriverente, che trae spunto dallo spaccato di vita militare. E di situazioni che attingono alla comicità di più bassa lega il film ne è pieno, alcune passate giustamente alla storia del cinema trash, come quella che vede Alvaro Vitali fumare una sigaretta col sedere. Assistiamo dunque all’arrivo dei nostri scalcinati eroi al Campo Z dove li attende l’ufficiale medico Leo Gullotta per la consueta visita. Osservando le dimensioni elefantesche del dotato Vitali, il medico esclama “Hai una gamba amputata all’altezza del ginocchio”, aggiungendo poi “Tu saresti quello che sta sempre a gingillarsi col coso”. Preceduto dalla sua stessa fama, al soldato durante la notte sono quindi legate le mani, impedendogli così di dedicarsi al suo vizietto ma anche di grattarsi a causa delle pulci che il Gammino gli getta addosso dalla branda. Il giorno dopo marcia forzata e lezione di mimetismo, durante la quale il solito Quattromani, preso da un bisogno impellente, non trova di meglio che orinare sopra un cespuglio, salvo accorgersi troppo tardi che trattasi del colonnello Fiaschetta opportunamente mimetizzato! Per punizione sono messi a scavare una galleria che esala miasmi terribili (infatti scaveranno fino ad arrivare al cimitero) che provocano prorompenti rutti alla fiamma (“Stringete le chiappe o saltiamo in aria”). Finalmente giunge in scena anche la soldatessa Eva Mauri (Edwige Fenech) e subito la vediamo interpretare l’obbligatoria scena sotto la doccia del campo alla quale assiste un allucinato colonnello Fiaschetta che a causa degli ormoni propinati col rancio vede ormai donne nude ovunque, pure sventolare attaccate all’asta della bandiera. Ovvio che l’arrivo della donna sconvolga la vita al Campo Z, a partire da Nino Terzo, incaricato di prenderle le misure per confezionarle una divisa adatta alle sue forme “Eva… Eva…” mormora estasiato “E vaffanculo, lo hai capito adesso che è una donna!” è il lapidario commento di Fiorenzo Fiorentini. Per dare libero sfogo alla libido ormai giunta a livelli insostenibili, Fiaschetta chiede consiglio all’ufficiale medico “Ma lei come fa a resistere?” Sotto gli occhi attoniti del colonnello, il medico mostra una bambola gonfiabile “Le presento un’amica disponibile, silenziosa e discreta”. Al colonnello basta un attimo per decidere di appartarsi con la bambola, quel che ignora è però di essere spiato dal Quattromani che organizza il rapimento della bambola. Scoperto l’ignobile furto, al colonnello ci vuole poco per smascherare il mandante del misfatto. Infatti, fatta schierare la truppa, si avvede che dai pantaloni del Quattromani spunta un pezzo di bambola sgonfia. La punizione per il soldato saranno dei sonori ceffoni che incasserà indossando la parrucca della bambola. Scoperte nella dispensa delle scatolette di carne risalenti al 1918, il Fiorentini ha la brillante idea di preparare per il rancio dello spezzatino con i fagioli. In un primo tempo i soldati apprezzano la pietanza (“Buono questo piatto, si chiama gulash”, “Ma vaffangulash!”), ben lungi dall’immaginare che ben presto saranno tutti colpiti da una devastante flatulenza che non risparmierà neppure Fiaschetta che rifugiatosi nella propria tenda si produrrà in un assolo di peti davanti ai microfoni collegati all’altoparlante del campo dando vita a un curioso “effetto temporale”. Pressato dalle richieste della Fenech, alla fine il colonnello Fiaschetta decide di procurare delle professioniste per sfogare gli istinti sessuali degli uomini (“Sergente, procuri dodici donne per le zozzerie”). Per un equivoco, però, mentre al campo si attende l’arrivo delle prostitute, giunge invece il colonnello Farina (Mario Carotenuto) con il primo scaglione di donne soldato che, ovviamente, sono scambiate per le mignotte. Quando il pasticcio è chiarito è però troppo tardi e il film termina con i soldati che inseguono le donne per il campo, osservati dalla Fenech e da un Gammino finalmente ripulito, appartati nella stessa branda.
ANEDDOTI E CRITICHE Film che preme sull’acceleratore del trash con dialoghi e situazioni che vedono mattatori Vitali e Montagnani. La Fenech, infatti, non compare per lunghi tratti del film legando il suo nome al titolo come effetto richiamo sullo spettatore. A parte l’immancabile scena che la vede protagonista sotto la doccia, null’altro ci regala a parte un seno esibito durante l’adunata alla quale si presenta in accappatoio. Tutto il film poggia sulle robuste spalle del duo Vitali-Montagnani che regalano allo spettatore ineguagliabili sequenze, quali la fumata sfinterica e la sinfonia di peti, ma l’intera pellicola è un festival del mostruoso: piedi che puzzano, emorroidi, rutti, bidoni pieni di orina nei quali si getta il Vitali per assopire i bollenti spiriti… il tutto condito da un linguaggio triviale. Nando Cicero, regista prestato a diversi generi, dai film con Franchi e Ingrassia, agli spaghetti western e infine alla commedia scollacciata, dirige un film che farà la gioia dell’appassionato del trash più irriverente, quello che non ha paura di mostrare scene scabrose rese comiche dalla mimica e dal lessico maccheronico degli attori.